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La partecipazione italiana a metà del 7° Programma Quadro di RST dell'Unione europea

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  • APRE 12/10/2010
  • ATTUAZIONE DI PROGRAMMA
In attesa della pubblicazione della valutazione a medio termine del 7°PQ, che fornirà importanti informazioni sui risultati dei primi progetti finanziati dall’Europa, riportiamo di seguito alcuni dati su quella italiana. Individuarne i limiti può essere un modo per studiare azioni di miglioramento per i prossimi bandi che ci porteranno fino al 2013. L’analisi dei dati, dal 2007 a fine marzo 2010, svela il carattere contraddittorio del coinvolgimento italiano nella ricerca in Europa e riflette le grandi potenzialità del settore R&S del nostro paese così come le difficoltà nazionali che la ricerca sta attraversando. La volontà italiana di essere presenti nei bandi FP7, è testimoniata dall’ottima partecipazione, sicuramente consistente, che ci colloca terzi fra i Paesi Membri (17.734 proposte eleggibili per 176 calls for proposal) rappresentando così il 12,68% dell’UE (25.558 applicants), per un contributo totale richiesto alla commissione europea di € 8.465,55 milioni. Tuttavia la percentuale finale di progetti italiani effettivamente cofinanziati dall’Unione Europea rivela alcune difficoltà, essa, infatti, è non solo inferiore alle percentuali di Paesi come Francia, Germania e Inghilterra, ma anche al di sotto della media UE-27. In particolare l’applicants success rate è del 18,3% del totale, al di sotto della media UE-27, che è 21,8%. Il tasso di successo per i contributi finanziari comunitari (EC financial contribution success rate) è del 15,9% (per una cifra di € 1.342,60 milioni), anch’esso notevolmente sotto la media UE-27, pari al 20,6%. La classifica dei Paesi Membri posizione l’Italia al 22° posto in termini di applicants success rate e 15° in termini di EC financial contribution success rate. A questi dati vanno aggiunte anche le sicuramente migliorabili perfomance riguardanti la partecipazione delle PMI al 7°PQ: lo SME applicant success rate pari al 15,58% è al di sotto della media UE-27 (19,13%); Lo SME EC financial contribution si ferma a un 13,99%, rispetto ad una media UE-27 pari a 17,89%. Un confronto con Stati Membri quali Francia, Germania e Inghilterra, mostrano che i dati italiani dovrebbero essere migliorati per rimanere al passo con alcuni dei paesi che vantano le migliori performance nei programmi di ricerca dell’UE. L’analisi per tematiche della partecipazione italiana al 7° PQ registra il maggior numero di richieste per i bandi ICT con un tasso di successo del 14,8%; seguono Health, Research for Benefit of SME, Marie Curie Actions che si aggiudica il tasso di successo più alto (pari a 26,7%), Transport e infine Environment con 1.530 proposte e il tasso di sucesso più basso. Le università italiane guidano la classifica delle organizzazioni che richiedono finanziamenti comunitari, con 8.542 richieste: i contributi sono di € 2.510,66 milioni, con un tasso di successo del 15,5%. A seguire troviamo i privati (escluso il settore accademico/scolastico), con 7.921 richiedenti: i contributi richiesti sono € 2.249,94 milioni, con un tasso di successo del 17,5%. Minore è la partecipazione degli enti di ricerca (con 4.883 richieste e contributi richiesti di € 1.642,79 milioni con un tasso di successo del 20,0%) e le strutture pubbliche (con 1.156 richieste i contributi richiesti sono € 233,89 milioni, con un tasso di successo del 17,2%). Analizzando con attenzione i dati, scopriamo inoltre che l’organizzazione maggiormente attiva è il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che usufruisce di circa € 78,74 milioni di contributi, con 242 progetti approvati; segue il Politecnico di Milano, con EUR 28,41 milioni e 72 progetti approvati, l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, con € 25,95 milioni e 72 progetti approvati, l’Università di Bologna, con € 24,19 milioni e 82 progetti approvati, e l’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (INFN), con € 22,30 milioni e 38 progetti approvati. Se si paragona la situazione italiana ad altre realtà europee risulta non sicuramente soddisfacente. Basti sapere che il CNRS francese ottiene € 233,53 milioni di contributi, con 510 progetti approvati, la Fraunhofer tedesca ne ottiene EUR 153,07 milioni, con 331 progetti approvati, e che l’Università di Cambridge e Oxford insieme raccolgono quasi € 195 milioni, con 395 progetti approvati. Tra le cause che hanno determinato questa situazione, potremmo menzionare alcune delle ragioni che spingono spesso i valutatori della Commissione Europea a non concedere finanziamenti come:
  • Lo scarso impatto europeo delle proposte progettuali;
  • La scarsa qualità del management;
  • La formazione di consorzi non adeguati o difficilmente gestibili;
  • La qualità della proposta a livello di business plan e la successiva implementazione scientifica;
  • La difficoltà del ricercatore di rispondere esattamente alle esigenze del topic proposto dalla Commissione.
Per migliorare il tasso di successo bisognerà dunque lavorare su molteplici fattori, da rintracciare tanto sul piano scientifico quanto su quello finanziario e gestionale ma occorre considerare anche la loro natura nazionale o particolare se direttamente legati alle caratteristiche dell’ente partecipante ai bandi FP7. E’ necessario comunque agire subito per rispondere adeguatamente ai nuovi sviluppi che presto coinvolgeranno la ricerca e l’innovazione in Europea.
Quadro di finanziamento
  • 7FP : VII PROGRAMMA QUADRO DELLA COMUNITA' EUROPEA PER LE ATTIVITA' DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE
Area di interesse
  • Unione Europea