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Nuova politica europea di sviluppo regionale: i fondi per la ricerca applicata mettono a rischio i paesi più poveri d'Europa

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  • Science|Business 19/11/2020
  • INFORMAZIONE

Le nuove regole stabilite dalla Commissione europea per l'utilizzo dei finanziamenti regionali dell'UE per la ricercapiù vicina al mercato stanno creando non pochi malumori tra alcuni paesi europei. In particolare, alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale, disponendo di risorse meno specializzate e infrastrutture meno avanzate, temono di essere svantaggiati dalla strategia politica di R&I europea che è evidentemente più orientata alla ricerca applicata.

Attualmente, infatti, le università dei paesi con sistemi di ricerca meno sviluppati dipendono dai fondi regionali dell'UE per sostenere la scienza di base e per assumere accademici di alto livello. I nuovi indirizzi strategici dell'UE che sembrano prediligere la ricerca applicata sono dunque visti con sospetto da diverse università che, non avendo ancora consolidato la ricerca di base, temono a questo punto di essere lasciate indietro.

La politica di coesione dell'UE dovrebbe ottenere 426 miliardi di euro nei prossimi sette anni. Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) fa parte di questo piano più ampio ed è destinato a finanziare attività di ricerca e innovazione e a sostenere le piccole e medie imprese, nonché a promuovere le ambizioni dell'UE nel settore digitale e nell'economia a basse emissioni di carbonio.

La Commissione vuole dare priorità al sostegno all'innovazione e alla cooperazione tra ricerca e industria e gli Stati membri stanno ora finalizzando i loro piani operativi per la spesa dei fondi regionali in tal senso. Per la Commissione, il FESR andrà infatti a sostenere progetti di ricerca e innovazione che promuovono "trasformazioni economiche innovative e intelligenti". 

Le università dell'Europa centrale e orientale affermano però che questo cambiamento di politica le metterà a rischio. I governi di queste regioni investono molto meno nella ricerca di base e nelle risorse umane rispetto alle controparti occidentali, e le università hanno utilizzato fino ad ora fondi regionali dell'UE come un'ancora di salvezza. Mentre i paesi dell'Europa nord-occidentale potranno attingere a decenni di ricerca di base e a competenze di alto livello per guidare gli investimenti nel trasferimento tecnologico e nella commercializzazione di progetti innovativi per la salute e il cambiamento climatico, gli Stati membri dell'Europa centrale e orientale non potranno fare altrettanto.

La Commissione ha affermato che i finanziamenti regionali per la R&S nelle università non saranno interrotti, ma il denaro andrà a istituzioni e progetti che si basano su strategie di specializzazione intelligente, un piano dell'UE per incoraggiare le regioni a identificare i loro punti di forza e a concentrare gli investimenti in R&S. I progetti di ricerca che non potranno dimostrare il loro contributo agli obiettivi del FESR o che non rientreranno nelle strategie di specializzazione intelligente non potranno essere sostenuti. 

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